Moderatore Prof. Francesco Caracciolo Istituto Superiore di Secondo grado “Antonio Canova”
Attraverso la descrizione di alcune celeberrime opere d’arte del passato raffiguranti San Francesco e i suoi miracoli, si mettono in evidenza gli aspetti salienti della vita del Santo di Assisi mirabilmente commentati da Francesco Fallanca,autore del libro “San Francesco d’Assisi attraverso i francobolli” , in collaborazione con Romana Zaltron. Parrocchia di Molina di Malo, sala conferenze,4 maggio 2019 alle ore 17.30.
presso Galleria Celeste a Vicenza il giorno 24/03/2019
Marcello Grosso
Nato in provincia di Cosenza,Marcello Grosso vive ed opera,da molti anni, a Romans d’Isonzo in Friuli.La sua ricerca artistica si orienta
fondamentalmente verso la materia,creando un linguaggio originale e
personalizzato.
L’artista si muove con disinvoltura su due orientamenti tecnico-espressivi tra di loro complementari,quello della pittura e della scultura. Marcello Grosso è dunque un artista materico impregnato di quelle suggestioni mediterranee tipiche della terra calabra da cui proviene,fondendo nelle sue opere elementi dell’arte informale e dell’astrattismo,che si avverte soprattutto nei suoi originali bassorilievi dai ricchi effetti chiaroscurali e dall’uso del colore utilizzato nella sua purezza e nella sua grazia decorativa. A Marcello Grosso interessa, in modo particolare, la sperimentazione sulla materia e l’effetto decorativo e pittorico che ci richiama alla mente i gioielli di epoche lontanissime ma anche totem e i amuleti in cui tutti i materiali da lui stesso adoperati quali la tela,il ferro,rame,piombo,poliuretano,legno,vetro ,color, cemento e bitume ,si compongono integrandosi a vicenda, quasi come fosse una pittoscultura. Mentre nell’arte informale materica del secondo dopoguerra ,gli artisti di maggior impegno politico-sociale utilizzavano materiali quali lo juta, catrame,pietra pomice combinati con inserti di colore dai forti contrasti cromatici ed armonici ,per assumere una forte valenza espressiva dai toni drammatici,il nostro Marcello Grosso plasma la materia in senso poetico,elaborando un linguaggio di grande purezza e di grande forza immaginativa,coinvolgendo lo spettatore in un rapporto di profonda affettività e di sentimento che esprime la gioia dell’esistenza.
Le trasformazioni urbanistico-architettoniche verificatesi tra il XVII e il XVIII secolo costituiscono un capitolo fondamentale della produzione artistica francese dell’età barocca.
In questo lasso di tempo che può essere compreso tra il 1650 e il
1770 si assiste ad una straordinaria
fioritura in campo architettonico, ma
ancor più in quello pittorico e delle arti
decorative, ambito del quale ci occuperemo più approfonditamente
all’interno di questo saggio.
Analizzerò la struttura architettonica
di alcuni celebri castelli, capolavori del Barocco
Francese, senza tuttavia trascurare il riferimento storico e culturale
alla Francia del tempo,citando quanto più possibile i protagonisti che
hanno reso possibile questa irripetibile e mirabile stagione culturale, che ha
investito i diversi campi della produzione artistica e letteraria.
Il periodo storico denominato Ancien Regimeebbe inizio
sotto il regno di Enrico IV e si
concluse tragicamente nel 1789 con
lo scoppio della Rivoluzione francese.
Durante l’epoca dell’Assolutismo,appunto,la
Francia divenne la prima potenza dal
punto di vista politico ed economico,
nel panorama europeo. A partire dal 1624,il Cardinale Richieleu assunse la direzione degli affari di Stato,garantendo la
stabilità entro i confini territoriali del paese,il quale precedentemente era
stato scosso da disordini e conflitti, sia all’interno (la rivolta del ceto
aristocratico,che mirava a rafforzare la propria influenza),che sul fronte
estero (la nazione era da poco uscita dal conflitto
dei Trent’anni).
Anche il Cardinale Mazzarino,che si occupò degli affari di Stato,quando Luigi XIV era ancora minorenne,portò
avanti la politica del suo predecessore,favorendo l’egemonia della Francia tra
le potenze europee.
Alla morte del Mazzarino,avvenuta nel 1661,Luigi
XIV,salì al trono,divenendo l’emblema della monarchia assoluta,quasi un Dio
in terra,cui ruotava intorno,come i pianeti attorno al sole,la corte
intera,ormai asservita e ridotta al deplorevole ruolo di sudditanza.
Il filosofo francese Montesquieu afferma che il fasto e lo splendore che circondano i re sono parte della loro potenza. La frase pronunciata dal filosofo illuminista esprime eloquentemente la magnificenza che caratterizzerà l’età di Luigi XIV, le roi soleil. I protagonisti di questa rinascita artistica,oltre al già citato sovrano,saranno il ministro delle finanze Colbert e il versatile artista di corte Charles Le Brun.
Luigi XIV, busto marmoreo di Gian Lorenzo Bernini, Versailles ,Castello
La figura di Jean-Baptiste Colbert incarna pienamente lo spirito magniloquente e
fastoso che pervadeva la monarchia francese,nel periodo di maggiore prestigio
della Francia dell’ancien regime.
Nominato ministro delle finanze e segretario della real casa,il Colbert ricoprì altre importantissime
cariche;egli ebbe il merito di riorganizzare il ministero delle Belle Arti; potenziò
fortemente il settore dei tessuti e
delle sete, istituendo le manifatture dei Gobelins
e di Aubusson. Inoltre,il Colbert favorì l’esportazione dei
prodotti francesi all’estero, limitando tassativamente l’importazione delle
merci provenienti da altri paesi concorrenti. Infine, Colbert si adoperò con
successo di modo che i manufatti di maggior pregio realizzati
in Francia risultassero i migliori
sul mercato, sovrintendendo personalmente allo svolgimento delle
attività industriali ed artigianali.
Maria Antonietta d’Asburgo -Lorena
Il contributo del pittore Charles le Brun,il terzo e non meno importante artefice della grandeur francese,fu determinante per la creazione di un gusto e di uno stile nel campo delle arti decorative e dell’arredamento,da cui derivò il primato incontrastato della Francia, che durerà anche nei due secoli successivi. La carriera di Charles Le Brun subì una svolta decisiva, nel momento in cui il sovrano gli affidò nell’anno 1660 il prestigioso incarico di pittore di corte e direttore dei cantieri edilizi delle dimore reali . All’inizio della sua carriera Le Brun si formò a Roma,insieme al Poussin, e al suo ritorno in patria affrescò la Galleria d’Ercolenell’Hotel Lambert a Parigi e gli interni dello splendido castello di Vau-Le Vicomte, presso Melun. Durante il regno di Luigi XIV l’artista lavorò instancabilmente all’interno degli appartamenti privati nel castello di Versailles e al Louvre di Parigi. L’artista, che godette di grande prestigio al tempo del Re Sole, si occupò anche della decorazione in stucco dei monumentali soffitti delle regge; progettò ed eseguì pannelli decorativi,arredi,modelli e cartoni per arazzi, realizzazioni mirabili ed uniche nel loro genere che furono eseguite con il consenso e l’approvazione del primo ministro Colbert. L’influenza del Barocco italiano è evidente nei soffitti affrescati ed incorniciati da stucchi e da cornici dai ricchissimi intagli dorati,che ricordano i pregevoli soffitti decorati da Pietro da Cortona e da Ciro Ferri a Palazzo Pitti a Firenze.Nel periodo barocco,in Francia,erano attivi ingenti cantieri per la realizzazione di chiese e di palazzi,soprattutto a Parigi. Bernini realizzò dei progetti per il Louvre di Parigi e scolpì un busto di Luigi XIV nella Sala di Diana nel Castello di Versailles. L’influsso del Bernini e del Borromini,infatti,è evidente nelle facciate di alcune importanti chiese parigine,con l’alternarsi di linee concave e convesse,dalle decorazioni ricche di particolari architettonici che rimandano alla lezione italiana del Barocco romano.
L’architettura francese dell’età barocca
è legata in modo particolare alla tipologia edilizia del castello e alle
personalità molto influenti di L.
Le Vau e di F. Mansart.
All’epoca della grandeur royale, la nazione francese aveva il privilegio di
vantare un folto gruppo di architetti,in grado di condurre a compimento lavori
di ampio respiro. Con l’ascesa della Francia
nel panorama europeo e con l’affermazione dello stato centralizzato fortemente
promosso dalla politica del cardinale Richieleu,
importanti cantieri edilizi erano sorti non soltanto nella capitale del
regno,ma anche nelle province,in cui stavano diffondendosi le nuove tendenze stilistiche,
ideologicamente legate alla concezione razionalistica, espressa dalla corte di
Luigi XIV.
Il castello di Vau-le Vicomte rappresenta l’edificio civile di maggior rilevanza
di Le Vau, prima di intraprendere
energicamente la carriera di affermato architetto di corte, a partire dal
1668, presso il grandioso cantiere della
reggia di Versailles.
L’edificio,realizzato a partire dal 1656
per il ministro delle finanze Nicolas
Fouquet,è caratterizzato da un salone centrale,sormontato da una cupola,che
diviene il fulcro dell’intero castello,circondato da fossati d’acqua, di grande
effetto scenografico.
Vau-le
Vicomte sorge al centro di un grandioso parco,i cui
giardini vennero progettati da Le Notre,ancora
uno sconosciuto designer di giardini.
L’intero complesso,costituito da un
corpo centrale e da padiglioni laterali,è preceduto da una corte di
rappresentanza delimitata da fabbricati rurali .Il fronte sul giardino,coronato
da un timpano triangolare,è caratterizzato da un doppio ordine di arcate,tra
pilastri che contrastano notevolmente con l’ordine gigante delle ali
laterali del castello. Inoltre,il salone
ovale non si armonizza perfettamente alla facciata sul giardino,ma soltanto
alle logge sovrapposte.
Gli interni furono abbelliti e decorati
dai maggiori artisti del tempo,tra cui il già citato Charles Le Brun e i suoi collaboratori.
Magnifico è il Salone d’Ercole,sfavillante di giallo e di oro degli stucchi e
delle cornici dei numerosi dipinti presenti nel salone,così come il pavimento a
scacchiera e gli affreschi del soffitto,memori del gusto italiano dell’età
barocca .Le sale del castello riservate al re ricordano,infatti gli interni
decorati da Pietro da Cortona in
Palazzo Pitti a Firenze. I lampadari di cristallo sono una costante all’interno
dei castelli francesi. Splendidi esemplari di lampadari sono conservati nelle
più celebri residenze di Francia tra i secoli XVII e XVIII. I dipinti che
arricchiscono il Salone d’Ercole
raffigurano membri della corte reale e i dignitari di alto rango che hanno
soggiornato in questo luogo. Nei ricchi saloni di questi castelli si
intrecciavano i balli tra dame e cavalieri e si svolgeva la vita di
corte,seguendo i più rigidi cerimoniali .
Il Barocco di questi ambienti si
stempera,tuttavia,in un rigore formale che è tipico del Classicismo Francese. Un’arte al servizio dello stato e della
politica accentratrice del re,che niente lasciava all’immaginazione ma che
splendeva solamente per meravigliare il re e la sua corte celeste,quasi come
fosse una messinscena teatrale.
Chateau de Vau-le Vicomte
Il Castello di Maisons
Un altro celebre edificio,dal fascino
indiscusso e dalle innumerevoli vicende storiche,risulta il Castello di Maisons-Lafitte,progettato da Francois Mansart a partire dal 1642.
Il Castello
di Maisons,ultimato nel 1651,è il
modello indiscusso del Classicismo Francese,caratterizzato
dall’eleganza e dalla purezza delle linee. I due prospetti principali sono caratterizzati da
proporzioni armoniose e dall’elemento dell’avancorpo centrale aggettante con i
padiglioni laterali , componente tipica
di tante dimore francesi da qui in avanti. In questo edificio,che nelle epoche
passate era circondato da un grande parco,sviluppa lo schema degli ordini
architettonici di matrice classico-romana ,a partire dai pilastri dorici fino
all’ordine superiore con capitelli corinzi. Il trionfo della simmetria e
dell’equilibrio formale, in pratica,permea in modo particolare, l’architettura dell’epoca , lontana tuttavia
dalle originali e più esaltanti soluzioni architettoniche che nello stesso periodo,
in Italia, stavano sperimentando Bernini
e Borromini.
Originale risulta,invece, la soluzione
del vestibolo d’ingresso,dove otto colonne doriche arricchiscono questo spazio
interno,ulteriormente abbellito dai simboli del committente del castello”Renè
de Longueil”-le aquile scolpite agli angoli – inoltre , sono
presenti i bassorilievi raffiguranti i 4 elementi. Il severo
classicismo dell’edificio prelude a risultati che vedremo realizzarsi
successivamente in Francia,quali Versailles
o altri importanti edifici di Parigi.Ma rispetto al precedente Vau-le Vicomte la monumentalità e la
grandeur espresse dal palazzo di Le Vau
cedono il passo ad un’unità delle parti e ad un equilibrio formale che fanno di
Maisons il prototipo di un palazzo
di città.
Nell’appartamento barocco ai piani
superiori si possono ammirare,ancora oggi,una vasta sala da ballo, con volte a botte all’italiana, e con
un’importante raccolta di arazzi
seicenteschi e una camera da letto in
stile impero che richiama la “bedroom” di Francesco II a Caserta.
L’ultima parte di questo saggio tratterà
, più in particolare ,delle tendenze stilistiche concernenti le arti decorative,sviluppatesi nel periodo
tra il 1680-1770.
Innanzitutto, apriamo la
trattazione descrivendo alcuni interni di splendide dimore da
sogno,quale Versailles o Fontainebleau,nelle quali per lungo tempo si sono
giocati i destini dell’intera nazione.
Versailles
Palazzo reale
di grandi dimensioni,il Castello di Versailles divenne il prototipo
delle residenze reali di tutta Europa.Le dimensioni sono imponenti:67000 mq di
superficie,700 stanze,13 ettari di tetti,2513 finestre,il parco esteso per
oltre 800 ettari,55 bacini d’acqua e 372 statue. All’interno del castello vi sono
una grande cappella reale,un teatro,gli appartamenti reali,e un grande Museo
dedicato alle Glorie della Francia ,istituita da Luigi Filippo
nel XIX secolo.
Il parco èun
capolavoro dell’arte dei giardini alla francese, progettato dal Le Notre
nella seconda metà del XVII secolo;arricchito da numerosissime statue e
abbellito dai giochi d’acqua delle fontane,il parco subì numerosi cambiamenti durante i regni di Luigi
XIV e dei suoi successori. Maria Antonietta,regina di Francia
e consorte di Luigi XVI apportò
dei grandi cambiamenti al disegno del parco con la realizzazione del villaggio privato della regina,chiamato Hameau. Il
villaggio, che si può ancora ammirare ancora oggi,è costituito dalla casa della
regina,il mulino,la torre della peschiera,la latteria. La regina Maria
Antonietta si fece costruire un piccolo teatro per le rappresentazioni
teatrali e musicali nel quale era lei stessa ad esibirsi sul palco come attrice
e cantante. La Cappella reale del Castello di Versailles venne
completata nel 1709 da Robert de Cotte. Si tratta di un edificio di tipo
palatino a due ordini con una cappella alta e una bassa. Dedicata a San
Luigi,antenato e patrono della famiglia reale dei Borboni di
Francia,è la quinta cappella del castello e fu consacrata il 5 giugno del 1710
dal Cardinale de Noailles. Particolarmente interessante è la decorazione
del soffitto della cappella in cui i pittori Coypel, Lafosse e Jouvenet raffigurarono i misteri della Trinità.
Il primo
salone che si incontra entrando nel grande appartamento è il Salone d’Ercole,che
sostituisce la quarta cappella ;venne realizzato,sotto il regno di Luigi XIV
per accogliervi il famoso dipinto del
Veronese Il Pranzo da Simone il Fariseo,che
la repubblica di Venezia aveva offerto nel 1664 al sovrano francese. Tuttavia,
il salone d’Ercole venne completato nella sua decorazione durante il regno di Luigi
XV,con lo splendido soffitto di Francois Lemoine e la sua pregevole
decorazione marmorea .
Sul soffitto
di questo salone campeggia l’affresco che rappresenta l’Apoteosi
di Ercole,un affresco di 315 mq
con ben 142 figure rappresentate tra divinità classiche,vizi e virtù
dell’uomo,mentre la parte centrale è occupata dalla figura di Ercole accolto in
gloria tra gli dei dell’Olimpo, da Zeus
che gli porge in sposa Ebe.
Il salone,il
più grande del castello ,venne utilizzato sovente per i balli in maschera e le
cerimonie più importanti.
Varcata la prima
anticamera del re, ci si imbatte nel
magnifico Salone dell’Occhio di Bue,che
fa parte dell’appartamento privato di Luigi
XIV .
La decorazione è veramente ricca e
sfavillante;dominano il bianco e l’oro. Sul monumentale camino in marmo
sovrasta una gigantesca specchiera. Sulle parti curve della volta un folta schiera
di putti danzanti avvolti in ghirlande dorate circondano su tutte 4 i lati la
sala,infondendole un’aura magica e diafana,ancor di più esaltata dai dipinti
celebrativi della famiglia reale che ornano le pareti di quest’anticamera .Ma
il complesso più famoso di Versailles è costituito dalla Galleria degli Specchi e i due Saloni detti della Guerra e della Pace,iniziati nel 1687 e terminati nel 1686. Realizzato da Hardouin-Mansart
e Lebrun con la collaborazione dei più grandi artisti dell’epoca,questo complesso,unico
nel suo genere,interrompe la glorificazione delle divinità e degli eroi antichi
per celebrare le vittorie militari e i successi politici di colui che è ormai Luigi il Grande. Il Salone della Guerra,che
occupa l’ex-gabinetto del Re dedicato a Giove,è consacrato alle vittorie di
Luigi XIV sulle potenze coalizzate durante la guerra d’Olanda e al trattato che
ne segnò la fine con la pace di Nimega .
La Galleria degli Specchi venne
affrescata dal grande artista Charles
Lebrun, insieme ai suoi collaboratori. Diciassette specchi fanno da pendant
ad altrettante finestre che si affacciano sui giardini. Preziosi marmi ornano
il Salone degli Specchi ,dove
anticamente la mobilia ed i candelabri erano in argento ma alla fine del 1600
vennero fusi per pagare i debiti di guerra.
I lampadari erano sospesi solamente in occasione di feste e balli o di
ricevimenti; durante il giorno la sala ne era priva per permettere di ammirare
la splendida volta affrescata. Il terzo salone del più famoso complesso di Versailles è costituito dal Salone della Pace ,dedicato al trattato
di Nimega con il celebre dipinto di Francois Lemoine che rappresenta Luigi XV che porta la pace in Europa . Il
Salone della Pace costituiva anche
la prima anticamera della regina, che all’epoca di Maria Antonietta veniva utilizzato come teatro per spettacoli di corte,
per intrattenere la regina che aspettava il suo primo figlio.
Nel Salone
di Diana ,nel Grande Appartamento
del Re, si ammira un busto di LuigiXIV,realizzato da Gian Lorenzo Bernini,il genio del
Barocco Italiano,all’epoca del suo soggiorno in Francia.
Il tono è monumentale e si contrappone
nettamente alle sale degli appartamenti costruiti in epoca
posteriore,contraddistinti da uno stile più ricercato ma più intimo,tipico “Rocaille”.
Lo stile rocaille caratterizzerà
il regno di Luigi XV e sarà uno
stile imposto a corte soprattutto grazie alla ricercatezza e alla cultura di Madame de Pompadour. Questo stile,che
in Italia verrà chiamato Barocchetto,si
distingue dalle precedenti soluzioni stilistiche per la ricerca della linea curva ed ondulata,per
la leggerezza delle forme decorative e infine per l’utilizzo di tinte
pastello,sia per gli stucchi che per i rivestimenti delle pareti e dei soffitti
dei saloni e di altri ambienti.
A Venezia la decorazione rocaille
troverà una larga diffusione,soprattutto negli interni,visto che all’esterno
dei palazzi persistono le forme del Barocco
di Longhena o i moduli
neopalladiani,che il Massari o il Muttoni,soprattutto nella terraferma
veneta,svilupperanno ed amplieranno considerevolmente.
Le stanze abitate dal Re Sole,sono state oggetto da lunghi
anni, di un accorto restauro,che ha filologicamente ricostruito i momenti più
intimi della vita a corte di un grande re quale fu Luigi XIV. Ricostruito il letto a baldacchino della camera da
letto,il fulcro dell’appartamento reale,e rimessi dove erano precedentemente i
dipinti scelti personalmente dal sovrano,la scienza del moderno restauro nasce
per restituire la storia ed il passato ad un luogo ma si prefigge anche il
compito di riportare oggetti,dipinti e arredi al suo contesto originario,senza
il quale alle opere d’arte verrebbe tolto quel valore intrinseco di
testimonianza avente valore di civiltà e di cultura,che è poi lo scopo vero e
proprio dei beni culturali.
Le stanze successive del castello di Versailles furono modificate secondo il
gusto nascente all’epoca del re Luigi XV,detto
il Bien
Aimè,e sono caratterizzate dai rivestimenti in legno delle pareti,da
grandi specchiere e da deliziosi mobili rococò. Le sovrapporte in genere
venivano decorate con dipinti
raffiguranti membri del casato reale o da trionfi d’armi o nature
morte,impreziosite da simboli allegorici che richiamavano in genere il tema
della vanitas o le età dell’uomo. Gli arredi negli appartamenti del re sono
eccezionali e ricostruiscono la storia di una casa regnante e il tenore di vita
che rifletteva la vita di corte. Le poltrone,le sedie rivestite con tessuti
preziosi e le scrivanie o gli altri mobili da lavoro utilizzati dai regnanti
dell’epoca manifestano uno stile di vita comodo e lussuoso,tipico del XVIII
secolo. Da non sottovalutare la mirabile maestria dei mobilieri o intarsiatori
che ci hanno lasciato delle vere opere d’arte nel vero senso della parola,pur
riferendoci ad oggetti di arti minori,gioielli,mobili,tappezzerie e porcellane
che possiamo ancora oggi ammirare all’interno dello splendido castello di Versailles.
Non mancavano all’interno di Versailles gli spazi dedicati alla
musica:dai clavicembali splendidamente dipinti all’organo che si trova
attualmente nella stanza della figlia del re. Persino la regina Maria Antonietta organizzava essa
stessa delle rappresentazioni teatrali all’interno del Piccolo Trianon, e concerti di musica da camera a cui assisteva
tutta la corte,spesso coinvolta in questi eventi mondani.
In altre sale la decorazione è affidata più semplicemente agli stucchi leggeri e aerei,marcatamente rococò,con tonalità che vanno dall’azzurrino al verde pastello ma anche il rosa era uno delle tonalità predilette dagli artisti rococò. Grandi specchiere,piccoli dipinti, splendidi caminetti in marmo con al centro la valva di conchiglia e le tende damascate o seriche dai colori smaglianti, davano l’idea di un lusso ricercato ma intimo e più legato alla natura,piuttosto della monumentalità ostentata in epoca barocca dai maggiori sovrani e principi d’Europa.
Versailles
Fontainebleau
Il castello reale di Fontainebleau è un’antica residenza in
stile principalmente rinascimentale,situato nel centro della cittadina di
Fontainebleau,ad una sessantina di chilometri a sud-est di Parigi.Le prime
tracce del castello risalgono al XII secolo .Gli ultimi lavori furono effettuati
nel XIX secolo,durante l’impero di Napoleone
Bonaparte. Nel castello di
Fontainebleau gli stili precedenti tendono ormai ad evolversi verso il Neoclassicismo dominante nei maggiori
paesi europei,a seguito delle scoperte archeologiche avvenute nelle città
romane di Pompei ed Ercolano,sepolte dall’eruzione del
Vesuvio del 79 D.C. Lo stile Impero
si afferma agli inizi del XIX secolo e anche a Versailles lascerà un segno duraturo nella decorazione degli
appartamenti del Grand Trianon,dove
soggiornò Napoleone Bonaparte,
durante il suo impero. Elementi desunti dall’antichità classica e dalla storia
e dalle campagne in Egitto che hanno tradotto in un nuovo stile decorativo la
moda per l’archeologia e per l’antichità greco-romane che troveranno larga
diffusione,soprattutto in Italia nelle decorazioni dell’Appiani,del Giani e
nelle architetture del Piermarini .Questo castello rappresenta un vero e
proprio scrigno di tesori artistici dalla scuola di Fontainebleau all’impero
napoleonico. Gallerie,saloni,cortili,giardini testimoniano lo splendore di
epoche passate,in cui i sovrani francesi avevano eletto questa residenza il
castello più amato e la reggia per eccellenza. Nel corso dei secoli questo
immenso palazzo è stato più volte rimaneggiato e ingrandito per volere dei re
che hanno profuso immense somme di denaro per renderlo una residenza degna di
un grande sovrano. Da Luigi XIII a Napoleone e non solo,il castello ospita
un’ immensa collezione di opere d’arte che farebbero sicuramente il vanto di
tanti musei al mondo .
L’arte italiana ha lasciato in questo luogo un segno davvero indelebile. Rosso Fiorentino,Primaticcio diedero vita ad un rinnovamento della pittura e dell’arte rinascimentale francese,ancorata precedentemente a modelli ancora tardo-gotici e medioevali .Le novità introdotte dall’imperante Neoclassicismo si riflettono negli appartamenti abitati da MariaAntonietta,dal gusto archeologizzante, specie nel boudoir e nella sala della musica,dove prevalgono decori a fondo oro oppure affreschi monocromi,imitanti le grottesche o le logge di Raffaello in Vaticano. Il Boudoir della regina Maria Antonietta d’Asburgo –Lorena venne ideato dai fratelli Rousseau nel 1785. Le pareti,di una tenue tinta verde,sono affrescate ad arabeschi in stile pompeiano,che i recenti scavi avevano riportato in auge. Il boudoir accoglie ancora lo splendido bureau à cylindre, un mobile che è l’equivalente dell’attuale scrivania,con una impiallacciatura di madreperla,argento e bronzo di bellissimo effetto e un elegante tavolino da lavoro dalle gambe a lira e ripiano a vassoio dello stesso tipo,in madreperla,bronzo dorato e argento. Un altro importante ambiente decorato in stile neoclassico ,all’interno del Castello di Fontainebleu,è la Sala della Musica della regina,grande ambiente utilizzato dalla stessa Maria Antonietta per accogliervi le dame di corte o ospiti importanti ed utilizzata come sala da gioco dalla corte. La decorazione presenta pannelli adorni di stucchi a grottesche e candelabri in stile pompeiano,opera dei fratelli Rousseau.Lo stesso motivo è riportato sui pannelli delle porte e sovrapporte.
Fontainebleu
Maria Antonietta con i suoi figli,Versailles
In conclusione,il periodo trattato in
questo saggio abbraccia grosso modo l’epoca dei grandi re di Francia che hanno
dato lustro al paese,non soltanto con le conquiste militari o i successi
diplomatici e politici ma soprattutto attraverso lo straordinario bagaglio
rappresentato dalle arti figurative, dal teatro, dalla musica alla letteratura
che hanno contribuito a far splendere la Francia di un bagliore, che conclusi
i secoli XVII e XVIII, non rivivrà più
se non nel ricordo di una mirabile
stagione culturale spentasi per sempre alla prima scintilla della Rivoluzione Francese. Gli ultimi fasti
dei re di Francia si concludono con il regno di Luigi XVI e di Maria Antonietta che profusero ingenti somme per
abbellire le residenze reali di Saint Cloud, il Petit Trianon e
Fontainebleau.Lo stile Luigi XVI cede il passo allo stile impero propugnato da Napoleone Bonaparte,mentre continuerà
la sua mirabile arte il grande pittore Jacques-LouisDavid. Era terminato l’ancien
regime e in Europa soffierà un nuovo vento di pace e di libertà.
Le arti figurative si aggiornano al nuovo stile impero con l’utilizzo di motivi tratti dal repertorio dell’arte antica ed egiziana;il giardino alla francese viene soppiantato dal gusto inglese dei giardini romantici e si affermerà, nel primo ventennio dell’Ottocento, il movimento del Romanticismo che trae ispirazione dall’arte gotica e dal Medioevo per esaltare i valori della patria e del nazionalismo che si stavano diffondendo a quell’epoca.
La poetica del bello e del sublime ispireranno i grandi dipinti di Friedrick e di altri importanti artisti romantici la cui arte sarà il frutto dell’individualità e del genio dell’artista, grande novità di quest’epoca pregna di sentimentalismo e di aspirazione a costruire una nuova Europa ed una società dove vengano rispettati i diritti degli uomini che sono tutti uguali di fronte a Dio.
Bibliografia
essenziale
Arte Barocca,Architettura, Scultura, Pittura.A cura di Rolf Toman. Fotografie di Achim Bednorz.Gribaudo,2004
Versailles,Grande
guida completa del castello e dei giardini, a cura di Claire
Constans,Conservatore del Museo Nazionale dei Castelli di Versailles e di
Trianon,1989
Castelli,1001
fotografie,IdeaLibri,2009.
L’Arte
nell’età delle Monarchie Assolute,Grigore Arbore-Popescu,Utet,1997
In questo saggio prenderò in esame il famosissimo dipinto del grande pittore romantico Francesco Hayez ,che ha come tematica l’amore romantico e l’amor di patria, nel contesto storico-culturale del Risorgimento italiano.
Il tema proposto in questo saggio riguarda il celebre dipinto di Francesco Hayez,appunto, “Il Bacio”,partendo da un precedente dipinto del grande pittore romantico,realizzato nel 1823,dal titolo “L’ultimo bacio dato a Giulietta da Romeo”. Il secondo dipinto preso in esame è quindi la versione finale de “IlBacio”,realizzato nel 1859,uno dei dipinti più popolari della storia della pittura italiana, di cui l’artista eseguì almeno tre versioni.
“L’ultimo bacio dato a Giulietta da Romeo” di Francesco Hayez
Lo schema di lettura
per il dipinto “Il Bacio” di Francesco Hayez analizza alcuni fattori
da prendere in considerazione nel corso di un approccio analitico ad un’opera
d’arte.
Aggiungo anche un
confronto e una comparazione tra due dipinti dello stesso autore aventi per
tema l’amore romantico e casto allo stesso tempo,che ci fa capire,nell’arco
temporale di oltre 30 anni,come si siano evolute sia lo stile che la tecnica pittorica di Francesco Hayez, non tralasciando
nemmeno il diverso approccio nell’affrontare una tematica così attuale
nell’epoca risorgimentale,intrisa di rimandi politici e patriottici.
Nell’ambito del Romanticismo italiano,caratterizzato
dal recupero del Medioevo come epoca
da prendere a modello nel corso delle lotte risorgimentali,si afferma la figura
di Francesco Hayez.
I dipinti di Francesco Hayez esprimono l’ideologia
risorgimentale attraverso episodi e scene della storia passata,di epoche
lontane che l’artista ha la grande capacità di far rivivere sulla tela in
straordinari dipinti,ispirati soprattutto alle crociate,alle tragedie di William Shakespeare e altre epoche
remote della storia. La formazione dell’ Hayez
si svolse tra Venezia e Roma,iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti a
Venezia e frequentando assiduamente la bottega di Antonio Canova a Roma che lo incitò a partecipare ai concorsi di
pittura indetti dalle più note accademie italiane con dipinti di stile
neoclassico.
Inizialmente L’Hayez ricevette una formazione classicistica che si tradusse nella realizzazione di dipinti ispirati alla mitologia greca,come ad esempio l’opera dal titolo “l’Atleta trionfante”,dipinta nel 1813.
Atleta Trionfante di Francesco Hayez
Il
quadro,realizzato in occasione della partecipazione al concorso indetto dalla
prestigiosa Accademia di San Luca a
Roma,mostra un atleta raffigurato
nudo,trionfante dopo la gara mentre regge con la mano destra la palma della
vittoria.
Il soggetto del
dipinto viene rappresentato come se fosse una statua di una divinità
classica,dal corpo scultoreo,ispirato al famoso Apollo del Belvedere,una straordinaria scultura di età
classica,conservata ai Musei vaticani.
Il dipinto mostra
chiaramente la grande tecnica pittorica di Francesco
Hayez, pur appartenendo al periodo di formazione del giovane artista,in
linea con la cultura neoclassica molto diffusa in tutta l’Europa.Rientrato a
Venezia nel 1817,Francesco Hayez
eseguì decorazioni ad affresco per palazzi aristocratici di Venezia e Padova,ma
come scrive nelle sue “Memorie”,è
alla ricerca di una nuova sensibilità artistica,non più classicistica ma
ispirata al vero.
Nel 1823 avvenne
un’importante svolta nella carriera dell’Hayez:
infatti,divenne professore di pittura presso l’Accademia di Brera a Milano,intraprendendo una brillante carriera
di pittore nel campo della pittura di storia,ma anche di ritrattista che gli
assicurò fama duratura fino alla morte avvenuta nel 1882.
Occorre in primo
luogo definire che tipo di opera d’arte stiamo esaminando:partiamo dall’opera
dal titolo “L’ultimo bacio dato a
Giulietta da Romeo,realizzata nel 1823.
L’opera è un
dipinto su tela di grande formato,di 291 x 201,8 cm,utilizzando la tecnica
della pittura ad olio,prediletta da Francesco
Hayez, ma anche da molti artisti dell’epoca che tuttavia avevano
l’abitudine di eseguire molti studi preparatori su carta,all’interno dei propri
atelier o nelle accademie di disegno.
Vediamo qual è la
novità di questo dipinto ,se confrontato con le altre opere d’arte dell’epoca.
Il
dipinto,ispirato alla popolare tragedia di William
Shakespeare,”Giulietta e Romeo”,grazie
alle molte riproduzioni in incisione,miniatura,smalto,cammeo, ma anche ad una straordinaria fortuna critica,divenne
uno dei dipinti di culto dell’Ottocento
romantico. La novità di questo dipinto sta nell’aver sostituito alla mitologia
classica, soggetto ampiamente diffuso a quell’epoca,la rappresentazione
moderna degli amanti perduti,rappresentati realisticamente nell’attenta
descrizione dei particolari della vita quotidiana ,descritta con rievocazione
fantasiosa dell’artista e con teatralità dei gesti che accresce ancor più la
partecipazione emotiva dello spettatore.
I personaggi di Giulietta e Romeo ,raffigurati
all’interno di un ambiente di chiara ispirazione medioevale,ed abbigliati in
vesti anch’essi medioevali,sono descritti minuziosamente con una cura dei dettagli
che ci ricorda i quadri fiamminghi ed olandesi dai personaggi vestiti alla
borghese e gli interni riccamente dotati di ogni comfort dell’epoca.
Attraverso la
descrizione del primo dipinto preso in
esame in questo saggio,un dipinto della fase ancora giovanile del maestro,si evincono
i caratteri di quella che sarà la sua arte futura,facendo sì che Francesco Hayez venisse consacrato tra
i piu grandi pittori non solo del Romanticismo italiano ma anche di tutto l’Ottocento.
La sua pittura è
caratterizzata dalla purezza del disegno e dalla scelta cromatica che rimanda
alla tradizione veneta della pittura di Giorgione
e di Tiziano nei suoi dipinti più
famosi quali i “Profughi di Parga” o Pietro Rossi
nel castello di Pontremoli. I suoi
personaggi storici hanno delle pose e dei movimenti,caratterizzati dalla teatralità
dei gesti e dal forte impatto emotivo.
Il tema storico
antico e contemporaneo così fortemente espresso nei suoi dipinti divenne
tramite di sentimenti patriottici e nazionalistici , ragion per cui l’Hayez divenne così famoso in epoca
risorgimentale.
Il “Bacio”,realizzato nel 1859, è
considerato uno dei dipinti più popolari della storia della pittura italiana.
il Bacio di Francesco Hayez
L’opera,eseguita
per il conte Maria Visconti di Saliceto
e presentata a Brera nello stesso
anno all’esposizione che celebrava la recente liberazione di Milano dagli austriaci,fu accolta con
entusiasmo;alcuni interpretarono l’episodio come l’addio del volontario che
parte per combattere l’invasore,contribuendo alla nascita dell’Italia unita,altri come l’abbraccio tra
la Francia e l’Italia che avevano reso possibile l’unificazione. Il dipinto
riassume gli aspetti fondamentali dello stile dell’artista:la purezza del
disegno,il cromatismo di matrice veneta che si traduce visivamente nelle
dissonanze cromatiche tra il celeste dell’abito della fanciulla e il rosso
squillante della calzamaglia del cavaliere ,le cui mani piegano la testa della
donna la quale si abbandona ad un tenero bacio con naturalezza e sensualità. Le
due figure si abbracciano e si baciano con un atteggiamento così moderno,nel
loro coinvolgente trasporto e nella intensa sensualità,che lo stesso gesto del
bacio viene associato tante volte al quadro di Hayez forse anche da coloro che non ne conoscono il nome
dell’autore. In realtà il nostro immaginario moderno,che è soprattutto
cinematografico,ci ha abituato ad un tema iconografico che prima di Hayez non aveva avuto una lunga
tradizione. Era stato lo stesso Hayez
ad affrontare questo tema nel dipinto citato prima “L’ultimo bacio dato a Giulietta da Romeo”, eseguito nel 1823 per
il più prestigioso collezionista dell’epoca,Giovanni Battista Sommariva. Vediamo le differenze tra i due
dipinti dell’Hayez .
Nel dipinto del
1823,ispirato alla celebre tragedia shakespeariana ,appare una Giulietta molto formosa,discinta e in
ciabatte,baciata con molto trasporto da un atletico Romeo,pronto a calarsi giù con la corda dal famoso balcone. L’ambientazione
rievoca l’età medioevale,con la descrizione minuziosa di tutti i particolari
dell’interno,dove appare un parapetto,dei capitelli riccamente intagliati e
perfino degli abiti appoggiati ad una seggiola. Ne “Il Bacio” del 1859,la cui ambientazione dell’interno è ridotta al
minimo con la presenza, in penombra ,di una scala sulla parte destra del
dipinto e di un’apertura a sinistra,le due figure sono estremamente ravvicinate
in un abbraccio davvero struggente con i due volti efficacemente nascosti da
copricapo di lui e dalla collocazione in scorcio di profilo,in modo da
concentrare l’attenzione e l’attesa nell’incontro profondo tra le due labbra. Questo
nuovo bacio tra i due innamorati ,che appare molto sensuale, ebbe all’epoca un
immediato successo mediatico,soprattutto grazie alla diffusione
dell’iconografia del celebre dipinto attraverso la diffusione e la
pubblicazione di stampe,olografie e perfino di scatole di cioccolatini.
Bibliografia
Hayez,dal mito al
bacio,a cura di Fernando Mazzocca,1998,Marsilio
editori
L.Colombo, A.Dionisio
,N.Onida ,G.Savarese, Opera,Architettura e Arti visive nel tempo,volume
4,Bompiani
Questo saggio prende in esame la tendenza culturale del Neoclassicismo attraverso la descrizione e l’analisi di tre capolavori del grande pittore francese Jacques-Louis David(1748-1825) e di una celebre opera di Francesco Hayez,esponente del Romanticismo italiano:
Gli Amori di Paride ed Elena,1788di J.L.David; Il Giuramento degli Orazi ,1785 di J.L.David; Marte disarmato da Venere,1824 di J.L.David; L’Atleta Trionfante,1813 di Francesco Hayez
Gli amori di Paride ed Elena, del 1788,olio su tela 147 x 180 cm,conservato al Museo del Louvre di Parigi.
L’arte neoclassica si sviluppò in Europa,soprattutto in Francia e in Italia,nel periodo compreso tra la nascita dell’Illuminismo e le vicende napoleoniche, tra la metà del XVIII secolo e gli inizi del secolo successivo. Queste scoperte archeologiche furono importantissime per la nuova epoca dei lumi;gli scavi,patrocinati dal sovrano borbonico Carlo III di Borbone, portarono alla luce le antiche città di Pompei,Ercolano e Stabia, sepolte dalla violentissima eruzione del 79 d.C.
Il
Neoclassicismo, movimento culturale
che investirà sia le arti che la letteratura,ebbe come obiettivo principale
quello di recuperare,attraverso lo studio e l’imitazione dell’antico,le grandi
civiltà della Grecia classica e della Roma imperiale,con lo scopo di raggiungere
un nuovo Classicismo, anche
attraverso le nuove scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei (secolo XVIII).
Affresco naturalistico dalla Casa del Bracciale d’oro a PompeiMosaico in tessere vitree della Casa di Nettuno ed Anfitrite ad Ercolano
Riallacciandoci
a queste scoperte archeologiche,che ebbero una risonanza internazionale ,all’epoca,
in tutta Europa e furono determinanti per l’inizio del Grand Tour, non si può non citare il più influente tra i teorici
della corrente artistica del Neoclassicismo,
il tedesco Johann Joachim Winckelmann(1717-1768),autore
della grande Storia dell’arte dell’Antichità(1764), in cui per la prima
volta,si tenta di dare un ordine sistematico alla molteplicità di opere
antiche,studiandole in sé,indipendentemente dagli aneddoti tramandati
attraverso le fonti,e cercando di comprenderne lo stile. Si tratta,quindi,della
prima Storia dell’Arte intesa in
senso moderno. Il Winckelmann
ritiene che l’opera d’arte, in particolar modo la statuaria classica, sia
espressione del bello ideale,raggiungibile non più imitando la natura,ma
scegliendo da essa le parti più belle ,fondendole insieme. Inoltre,nell’opera Storia
dell’arte dell’Antichità,l’autore
ritiene che soltanto i greci abbiano raggiunto il bello ideale e che la
scultura,imitando la perfezione del corpo umano,sia la più alta forma d’arte; la
scultura deve raggiungere una serena compostezza anche nel dolore:come la profondità del mare per quanto
agitato ne sia la superficie,resta sempre immobile,così l’espressione delle
figure greche,per quanto agitate da passioni,mostra sempre un’anima grande e
posata.
Il
dipinto che analizzerò è di Jacques-Louis
David, il più importante esponente
della pittura neoclassica in Francia ; s’intitola Gli amori di Paride e di Elena,del 1788,conservato al Museodel Louvre di Parigi. Un’opera estremamente elegante,molto
apprezzata nella Francia dell’epoca neoclassica per il suo gusto ornamentale e
per il suo richiamo all’antico rivisitato in chiave neoclassica; il quadro
raffigura l’eroe troiano Paride e la sua amata Elena,personaggi tratti dal mito e dalla storia
di Troia,con il riferimento al poema
epico di Omerol’Iliade.
Paride
ed Elena,raffigurati
uno accanto all’altra e appoggiati su un triclinio,ricoperto da preziosi
tessuti di colore rosso, blu, viola chiaro e bianco,sono inseriti al centro
della composizione; la luce, proveniente da una fonte esterna al dipinto,mette
in risalto le due scultoree figure,la cui bellezza è eterna. Paride
viene rappresentato nudo con indosso solamente un mantello blu ed un copricapo
rosso;l’eroe ha uno strumento musicale in mano,la lira,come il personaggio
mitologico di Orfeo che con il suono
della sua lira aveva la capacità di ammansire le bestie. Elena indossa un peplo
bianco dalle pieghe fittissime e un himation
(mantello)di color rosso;porta una fascia in testa ed assume una posa languida
e sensuale. La figura di Elena mostra la grazia e la bellezza
di una statua di Fidia; Paride,seduto
sopra uno sgabello,mostra la perfezione scultorea di una statua di Prassitele. In fondo al dipinto compare
una trabeazione sostenuta da Cariatidi, statue
femminili che nell’architettura greca classica avevano la funzione di sostenere
un’architrave, a mò di colonne;
in particolare, il David si è
ispirato alle Cariatidi dell’artista
rinascimentale francese Jean Goujon, statue
realizzate verso la metà del 1500. Inoltre,all’interno di questo dipinto,
compaiono elementi d’arredo d’ispirazione pompeiana ed ercolanense, quali il
triclinio,il tripode e lo sgabello ma anche un pavimento marmoreo simile ai
pavimenti che si trovavano all’interno degli edifici pubblici romani quali le
terme; questa moda dell’arredamento all’antica,chiamata goût grec,venne introdotta da Maria Antonietta nei palazzi reali francesi,
ma soprattutto nel suo Petit Trianon: nacque,così,lo stile Luigi XVI.
Questo
dipinto è pervaso da una prorompente classicità che si avverte sia
nell’impostazione delle figure che nella rappresentazione dell’ambiente di una
domus romana, all’interno della quale sono inserite le due figure che sono
prese dall’estasi d’amore ed emergono dalla luce che come in una scena teatrale
colpisce i protagonisti, lasciando in penombra il resto della stanza
rappresentata nel dipinto ed arricchita con tanti particolari che ci rimandano
immediatamente all’antichità classica che proprio in quegli anni(seconda metà
del ‘700) stava tornando in auge.
Quando giunse a Roma la prima volta, nel 1774, Jacques-Louis David venne colpito, più di ogni altra cosa,(oltre che dalla severa lezione dei Carracci ,dal crudo realismo di Caravaggio,dalla pittura calibrata e serena di Raffaello e dalla pittura classicista del Poussin),dal suggestivo ed imponente patrimonio archeologico,che in quegli anni,attraverso numerosi scavi,stava tornando alla luce. Di fronte alle imponenti rovine romane la sua fantasia si esaltò, recuperando, con fervore sincero, lo spirito autentico dell’antichità classica. Dopo aver fatto ritorno in Francia,il David introdusse il suo nuovo messaggio artistico e spirituale .In Francia,infatti,i principi di libertà e di uguaglianza proclamati dall’Illuminismo,la coscienza della dignità umana, al di là di ogni distinzione sociale, la fede nella ragione compromisero alle radici il mondo settecentesco; la Monarchia iniziò ad oscillare,la Rivoluzione stava scoppiando e il David fu uno dei suoi primi fautori. Terminò così,per sempre,l’epoca delle feste galanti,della brillante civiltà di corte e delle liete mascherate .
Il
Giuramento degli Orazi, capolavoro
di Jacques-Louis David, che lo
realizzò nel 1785,è espressione dell’arte del periodo della Rivoluzione in cui l’artista affermò il
rigore morale,la sobrietà,la spoglia severità che aveva ricavato dallo studio dell’antico. Il disegno è nitido
e sicuro,la composizione geometricamente equilibrata,i colori freddi,limpidi e
sottomessi alla forma.
In
uno dei suoi ultimi dipinti, Marte
disarmato da Venere,realizzato
nel 1824 e conservato a Bruxelles, presso
il Museo delle Belle Arti, il David
ripropone come fondale scenico l’elemento tratto dall’architettura
greca,l’architrave, ma questa volta sostenuta non più dalle Cariatidi,come nel dipinto del 1788
raffigurante gli amori di Paride ed Elena, ma da esili colonne sormontate
da capitelli corinzi dorati;le figure mitologiche di Marte,Venere e delle tre Grazie si presentano maggiormente
sensuali,lascive,dai corpi eburnei le figure femminili,dal poderoso fisico
scultoreo di Marte che si lascia disarmare da queste sensualissime figure
femminili,in una composizione che appare senza tempo,come sospesa,con il tempio
classico che fluttua tra le nuvole.
Nel
1824,ormai,il Neoclassicismo cedette
il passo al Movimento del Romanticismo,altra
grande tendenza culturale europea,alimentata dalla ventata di patriottismo e di
nazionalismo che culminerà in Italia con il Risorgimento.
In
Italia il maggiore esponente
dell’arte risorgimentale fu Francesco
Hayez, pittore veneziano,reso celeberrimo grazie al suo capolavoro il Bacio,manifesto delRisorgimento italiano.
Prima di diventare il maggiore esponente della
pittura del periodo romantico e soprattutto, in ambito risorgimentale, Francesco Hayez fu un importante
esponente della corrente neoclassica italiana,al pari dell’Appiani del Camuccini e
del Benvenuti; tra i suoi primi
capolavori si annovera il dipinto dal titolo Atleta Trionfante,
eseguito nel 1813.Il quadro raffigura un atleta greco,appena sceso dalla
biga,che regge con la mano destra la palma della vittoria; l’alteta,che appare
nudo in primo piano, e in posizione frontale, è coperto parzialmente da un mantello
scuro che esalta i toni rosacei dell’incarnato; il corpo flessuoso dell’atleta,
che incede verso sinistra,pur girandosi con la testa dal lato opposto,è
percorso da un efficace chiaroscuro. Anche in questo dipinto di Francesco Hayez,appartenente alla fase
neoclassica dell’artista,compare sullo sfondo un particolare di un tempio
greco,dove,al di là di un parapetto,si intravedono delle robuste colonne
scanalate,chiaro riferimento all’antico,che nei dipinti del David,di cui ho parlato in
precedenza,costituisce un leitmotiv.
Bibliografia
Mary Hollingsworth,Storia Universale dell’Arte,Giunti,Firenze,2002
Capitale
di un grande regno, che all’epoca di Ferdinando
I di Borbone (1816),comprendeva
tutta l’Italia meridionale e la Sicilia, Napoli conobbe un periodo di grande
splendore dal punto di vista architettonico-urbanistico, con l’avvio di grandi
opere pubbliche che modificarono notevolmente il volto della nuova capitale del
regno voluto da Carlo III di Borbone,che
ivi regnò fino al 1759, abdicando in favore di Ferdinando IV.
Tuttavia,precedentemente,
Napoli ha conosciuto un grande fervore urbanistico ,con l’ampliamento della
cinta muraria, la ristrutturazione della rete stradale e del porto, la
realizzazione di opere di arredo, la costruzione di chiese e di monasteri.
Questa fase della storia della città corrisponde al periodo dei vicerè spagnoli, tra i secoli XVI-XVII,
duranti i quali Napoli figurò tra le maggiori capitali dell’Europa moderna.
L’arte
barocca trionfò a Napoli, ma anche negli altri centri minori del regno,
attraverso la realizzazione di fastosi palazzi aristocratici e di stupefacenti
decorazioni di soffitti, all’interno di chiese o di monasteri,quali ad esempio
la ricchissima decorazione ,sia pittorica che plastica, della Certosa di San Martino,che data agli inizi del XVII secolo, grazie alla
collaborazione di Cosimo Fanzago, Luca
Giordano e di altri abilissimi artisti dell’epoca.
Ritornando
al periodo borbonico,corrispondente al grande secolo dei lumi,ossia il ‘700,Napoli
divenne famosa anche per le idee illuministiche divulgatesi negli ambienti
intellettuali ed artistici grazie alle personalità di spicco quali Pietro
Giannone , GiamBattista Vico e
di GaetanoFilangieri.
Il
collezionismo di opere d’arte trova il suo fastoso suggello nei due maggiori
musei napoletani:
Il Museo
Archeologico Nazionale (Mann)
Il
Museo e Galleria Nazionale di Capodimonte
La
genesi del collezionismo a Napoli iniziò con l’acquisizione da parte di Ferdinando IV di Borbone del ricchissimo patrimonio artistico,ereditato da Elisabetta Farnese ,madre di Carlo III di Borbone, appunto la “Collezione Farnese”, i cui capolavori
provenivano dalle residenze dei Farnese di Parma e di Roma.
Il
ricchissimo patrimonio della collezione Farnese comprendeva un gruppo di sculture classiche, tra cui l’Ercole
Farnese e il Toro Farnese, provenienti
dalle terme di Caracalla e una notevole quantità di dipinti di grande pregio artistico
(Raffaello,Botticelli,Luca Signorelli,Giovanni Bellini).
Durante
l’epoca dei sovrani borbonici, in linea con la temperie culturale dell’Europa
dell’Illuminismo,si avvertì l’esigenza anche a Napoli di realizzare delle
istituzioni museali degne di una capitale di un grande regno, da poco riformato
sotto il profilo burocratico-amministrativo.
Il
Museo Archeologico Nazionale (Mann)
è ospitato nell’antico Palazzo degli Sudi,edificio
che progettato inizialmente come caserma di cavalleria,fu sede dell’università
dal 1616 al 1777,fino a quando Ferdinando
IV,successore al trono dopo l’abdicazione di Carlo III, che frattanto si era insediato sul trono di Spagna, volle
riunire in un unico edificio i reperti archeologici che costituivano
inizialmente il Museo Hercolanense
della Reggia di Portici e le
straordinarie sculture della collezione Farnese provenienti da Roma.
Successivamente
la collezione andò via via arricchendosi di reperti e di opere d’arte
provenienti da vari scavi eseguiti in tutta la Campania ma anche in altre parti
del regno di Napoli.
Confluirono al MuseoArcheologico Nazionale anche gli oggetti delle collezioni Borgia,Sant’Angelo e dei Duchi di Nola.
Il
Mann è diviso in varie sezioni che
comprendono:
Sculture classiche
Mosaici
Pitture
Piccoli bronzi
Gioielli
Ceramiche
Questa importantissima istituzione
museale,tra i maggiori musei archeologici al mondo,offre una visione generale
della civiltà greco-romana e del suo altissimo sviluppo artistico e culturale.
Di notevole interesse è la sezione
della statuaria antica,tra cui figurano il Doriforo,copia
romana del capolavoro di Policleto
del V sec. a.C.,statua rivenuta nella palestra sannitica di Pompei nel 1797. Da
Ercolano, l’antica Herculaneum, proviene
tutto il famoso gruppo di statue della Villadei Papiri,costituito da repliche di
originali greci. Dagli scavi di Pompei
provengono copie ellenistiche di grande valore artistico,come il famosissimo
mosaico,proveniente dalla Casa delFauno,”Alessandro Magno contro Dario nella
Battaglia di Isso”;
proviene dalla zona vesuviana anche
la collezione di affreschi staccati,originariamente facenti parte della
decorazione delle domus e delle ville di
Pompei, Boscoreale,Boscotrecase,di soggetto mitologico,ritratti
o nature morte tra i quali emergono per bellezza di dettagli e resa naturalistica
i ritratti di Terenzio Neo e di sua moglie,le storie di Achille a Sciro, Perseo
ed Andromeda, Meleagro ed Atalanta,Marte e Venere.
Nella sezione delle ceramiche sono
esposti pregevoli prodotti di arte vascolare greca ed italica del periodo classico
ed ellenistico. Il museo comprende anche una sezione egizia,formata da
statuette funerarie,vasi,sarcofagi,frammenti scultorei.
Attraverso il Museo Archeologico di Napoli sembra di compiere un viaggio nel
passato alla riscoperta di antiche civiltà ormai scomparse ma le cui tracce
sembrano rivivere in questi meravigliosi reperti che ci parlano di un passato
glorioso soprattutto delle civiltà dell’Italia antica,iniziando dall’era
preistorica,passando per le colonie greche nel Meridione e addentrandoci
nella civiltà di città ormai scomparse come Pompei, Ercolano e Stabia, di epoca romana ma con influssi
magno-greci ,italici ed etruschi.
Il secondo grande polo museale napoletano
è rappresentato dal Museo e la Galleria Nazionale
di Capodimonte, ospitato nella reggia omonima,che sorge in collina in una
posizione eminente rispetto al centro cittadino. Il progetto del palazzo,che
inizialmente doveva servire da casino di caccia,fu quasi subito modificato per
volontà di Carlo III che lo volle destinare
a museo,per custodirvi la preziosa raccolta di dipinti della Collezione Farnese, proveniente da
Parma.
Alla Collezione Farnese si aggiunsero altre acquisizioni successive,opere
in parte provenienti da chiese,monasteri soppressi,collezioni di nobili
napoletani.
La quadreria,insieme alla raccolta
di porcellane,è sicuramente tra le più notevoli in Italia.
Il Museo Nazionale di Capodimonte
è famoso soprattutto per custodirvi le preziose ceramiche di Capodimonte ,fabbrica
promossa nel ‘700 dagli stessi sovrani borbonici.
Oltre agli appartamenti reali, il
palazzo comprende una ricchissima collezione di armature,di sculture e di
oggetti di antiquariato.
Certamente il Museo di Capodimonte resta famoso per la sua notevole collezione di
dipinti.
Si annoverano soprattutto i capolavori
di Tiziano Vecellio ,genio
rinascimentale,ma anche di grandi figure quali Luca Signorelli, Perugino,
Botticelli, Sebastiano Del Piombo e cosi via.
La Reggia si presenta con una
pianta rettangolare, con due corpi di fabbrica alle due estremità leggermente
più sporgenti rispetto a quella centrale; le parti esterne,intonacate in rosso
pompeiano,sono in stile neoclassico con influenze doriche,architettura
tipicamente settecentesca che richiama i grandi musei europei.
Il percorso si snoda all’interno
del palazzo attraverso la fuga di sale, che custodiscono delle opere di grande
valore storico-artistico in cui arte e storia si intrecciano per dar vita ad un
tessuto ricco del passato partenopeo ma anche
della storia artistica d’Italia.
Il museo è diviso in varie sezioni,
su tre livelli partendo dal primo piano che ospita la Galleria Farnese, la Collezione
Borgia, l’Appartamento Reale, la
Galleria delle Porcellane,l’Armeria
Farnesiana e Borbonica e
il Salottino di Porcellana, capolavoro
del Rococò napoletano, proveniente
dalla Reggia di Portici.
Il secondo piano ospita la ricchissima
collezione di dipinti napoletani dal 1200 al 1700,la collezione degli arazzi Avalos e un settore destinato alle
mostre temporanee.
L’ultimo livello del museo comprende
il settore dedicato all’arte contemporanea,non meno ricca di capolavori moderni
tra cui il Vesuvius di Andy Warhol ma anche le originali opere
di Alberto Burri e di altri
interessanti artisti del panorama contemporaneo dell’Italia del secondo
dopoguerra.
Fa da cornice al Museo Nazionale di Capodimonte il grande
parco disegnato da Ferdinando Sanfelice,
il grande architetto e scenografo napoletano che ha dato a Napoli un’impronta
barocca con gli originalissimi scaloni realizzati sfruttando il poco spazio
disponibile del centro storico di Napoli, memore delle esperienze da scenografo.
Il Museo di Capodimonte prevede dei percorsi didattici per gli studenti di tutti gli ordini di scuole, ma anche percorsi tattili per i non vedenti. Il percorso Gemito tra le mani intende offrire ai visitatori non vedenti e ipovedenti un itinerario monografico di tipo tattile dedicato a VincenzoGemito,uno dei più importanti artisti nel panorama della scultura napoletana tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Per l’itinerario sono stati scelti i tre busti che ritraggono Domenico Morelli,Giuseppe Verdi,e Mariano Fortuny,caratterizzati da superfici ruvide e scabre che creando asperità e ostacoli al tatto e alla luce, in un gioco continuo di vibrazioni,consentono di cogliere l’identità del personaggio ritratto.
Bibliografia
Il museo Archeologico Nazionale di Napoli,Guida,Electa,Napoli 2009
Touring Club Italiano,Museo di Capodimonte,Milano,Touring Club editore,2012
Napoli,Capitale d’Arte,Carcavallo Editore,Napoli
Affresco dalla casa di Pansa di Pompei raffigurante Terenzio Neo e sua moglie, Napoli, Museo Archeologico Nazionale
La Battaglia di Isso, dalla Casa del Fauno di Pompei, mosaico, Napoli, Museo Archeologico Nazionale
Facciata della Reggia di Capodimonte prospettante il parco
Nell’antica Roma erano tre le tipologie abitative
maggiormente utilizzate dalla popolazione in base all’estrazione sociale dei
cittadini :
Due urbane (la domus e l’insula);
Una extraurbana(la villa).
In questo saggio mi soffermerò in particolar modo sulla tipologia della domus, facendo riferimento soprattutto all’architettura e alla decorazione della domus pompeiana, descrivendone i principali ambienti e la loro funzione.
Innanzitutto, bisogna ricordare che l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. seppellì, sotto una coltre di ceneri, lapilli e pomici, alcuni tra i più importanti centri dell’antichità quali le città campane di Pompei, Ercolano e Stabia restituendoci, quasi intatti, moltissimi ambienti abitativi delle domus romane dell’epoca. I ritrovamenti archeologici, a partire dalla metà del XVIII secolo, di Pompei ed Ercolano hanno messo in luce alcune tra le domus romane più straordinarie dell’antichità, ma un’altra preziosissima fonte di informazioni è il trattato di Vitruvio in cui troviamo dettagliate descrizioni sulla dislocazione e la funzione dei vari ambienti della domus.
Le domus romane e in particolare le case scavate a Pompei, a partire dal secolo XVIII, ma soprattutto quelle rinvenute durante le campagne di scavo tra la seconda metà dell’800 e gli inizi del secolo successivo, si distinguevano per l’assenza di decorazioni(a parte le iscrizioni elettorali che troviamo sulle pareti esterne degli edifici di Via dell’Abbondanza) ed elementi architettonici di rilievo all’esterno dell’abitazione.
L’interno, invece, si presentava ricco di decorazioni pittoriche ma anche di elementi architettonici di straordinaria bellezza e di grande valore artistico.
Dall’età
repubblicana all’affermazione dell’impero la tipologia della domus subì
un’evoluzione soprattutto nell’accentuarsi della decorazione marmorea e
pittorica ma anche nella complessità degli ambienti e degli spazi abitativi con
la conseguenza che molte domus pompeiane occupavano interi isolati.
Per decorare gli interni delle case erano adoperati diversi materiali sia per la pavimentazione che per la decorazione dei giardini e dei triclini estivi.
Si utilizzavano le tarsie marmoree, il mosaico e il coccio pesto per quanto riguarda la pavimentazione degli interni.
Il marmo veniva altresì utilizzato per diversi elementi decorativi quali vasche, fontane e statue che ornavano gli atri delle case o i giardini circondati dal colonnato come nella famosissima casa del Fauno a Pompei, caratterizzata dalla presenza di due peristili e di ambienti termali.
Inoltre, le case pompeiane erano caratterizzate dagli interni splendidamente affrescati con scene di paesaggi, animali, fiori ma anche rappresentazioni di divinità e di figure mitologiche.
Si utilizzava soprattutto la tecnica dell’encausto che adoperava colori sciolti nella cera fusa; si lasciavano sulle pareti delle case pompeiane persino graffiti e iscrizioni a carboncino che gli archeologi hanno rinvenuto in vari ambienti delle case di Pompei.
La pianta della domus pompeiana si caratterizzava per la forma rettangolare molto allungata. Superato il corridoio d’ingresso(fauces) si accedeva all’atrium, che constava di un ampio ambiente rettangolare con al centro l’impluvium, una vasca ricavata nel pavimento che raccoglieva l’acqua piovana che veniva convogliata verso l’apertura centrale del tetto detta compluvium. L’ambiente successivo era chiamato tablinum, una sorta di ufficio o studio del padrone di casa, che qui si occupava dei propri affari e riceveva i clienti. Ai lati dell’atrium si aprivano dei piccoli vani, i cubicula, usati come camera da letto e privi di aperture esterne. Tuttavia l’ambiente più rappresentativo della domus romana era il triclinium, la sala da pranzo riservata agli ospiti di rango, il cui nome deriva dalla disposizione dei tre letti intorno ad un tavolo, su cui si usava sdraiarsi su un fianco, consumando i pasti e bevendo dell’ottimo vino di cui Pompei era una grande produttrice ed esportatrice. La domus pompeiana terminava con l’hortus, un giardino circondato da un porticato con colonne detto peristilium, derivato da un modello di origine ellenistica.
Questo spazio esterno della casa era spesso impreziosito ed abbellito dalla presenza di fontane, di vasche e di giochi d’acqua,piante ornamentali e grotte artificiali. Nei giardini, all’interno delle domus più lussuose ,vi erano i triclini estivi, i ninfei, canali con fontane e getti d’acqua;
si affacciavano spesso sul peristilium ambienti di soggiorno e di svago. Alcune case di Pompei, inoltre, erano dotate di ambienti termali e di piccoli tempietti dedicati alle divinità domestiche e agli antenati del pater familias, i cosiddetti larari.
Tra le domus più rappresentative dell’antica Pompei vi è la famosissima casa dei Vettii, che divenne famosa al momento della sua scoperta, avvenuta nel 1894,soprattutto per la ricchissima decorazione pittorica ivi presente. La casa dei Vettii, di proprietà di ricchi liberti dediti al commerci , è caratterizzata dalla presenza di un elegantissimo peristilio che circondava un giardino di piante ornamentali con statue e fontane; ma la fama di questa splendida domus è legata soprattutto ad un ricchissimo ciclo di affreschi che rappresenta degli amorini intenti a svolgere i più svariati mestieri: si vedono Amorini orafi, Amorini che tirano al bersaglio ,Amorini fiorai. Lo stile di queste pitture è vivace e naturalistico. In altri ambienti della casa compaiono episodi tratti dal repertorio della mitologia classica quali gli episodi della vita di Ercole con lo splendido riquadro di Ercole fanciullo che strangola i serpenti oppure l’episodio di Penteo che viene ucciso dalle Baccanti. L’iconografia di queste pitture deriva da prototipi ellenistici che sia a Roma sia nei centri periferici dell’impero romano ebbero una larga diffusione con un ricchissimo repertorio di figure di soggetto mitologico.
Il grande studioso Ranuccio Bianchi Bandinelli afferma che il grande repertorio della pittura romana risiede nelle città della Campania sommerse sotto la cenere e il fango nell’eruzione del Vesuvio dell’anno 79 d.C. ma a Roma la produzione artistica sicuramente fu di qualità superiore, come era da attendersi nel confronto tra capitale e centro di provincia.
Tuttavia, Pompei, pur essendo un centro di provincia di dimensioni medie, ebbe una grande fioritura artistica ed urbanistica,soprattutto durante il periodo imperiale e quindi negli ultimi anni di vita della cittadina campana.
Tra i soggetti mitologici maggiormente rappresentati nelle domus pompeiane figurano i miti di Giasone e gli Argonauti, Teseo che libera i giovani ateniesi, Achille e Sciro, Piramo e Tisbe e perfino il mito di Narciso che si specchia alla fonte.
Il capolavoro dell’arte pompeiana, anch’esso rinvenuto all’interno di una casa,la già citata casa del Fauno, è un grande mosaico di derivazione ellenistica raffigurante Alessandro Magno vittorioso sull’esercito persiano, nel corso della battaglia di Isso o di Gaugamela(IV secolo a.C.).
Il mosaico si compone di oltre un milione di tessere ed è importantissimo poiché è la copia di un originale greco risalente alla fine del IV secolo a.C.
attribuito ad un famoso artista dell’antichità:Philoxenos di Eretria.
Per
concludere il nostro exursus sulla domus pompeiana non si può non citare alcune
caratteristiche architettoniche e strutturali utilizzate largamente dai romani.
I romani elaborarono una grande varietà di volte, coperture di forma curva, con le quali arrivarono a coprire grandi ambienti senza l’uso di sostegni intermedi:la volta a botte semicilindrica,la volta a crociera,la volta a padiglione e la cupola emisferica.
A Pompei gli archeologi hanno rinvenuto,in alcune case, un ambiente sotterraneo,il criptoportico,come nella casa del Criptoportico.
Il criptoportico
può essere al livello del terreno, ma di solito è seminterrato, e supportava
una struttura come un foro o una
villa romana, nel quale caso fungeva da basis villae, come corridoio di
servizio non esposto alla vista.
È spesso ricoperto a volta e presenta delle aperture sia in funzione di illuminazione che per l’aerazione degli ambienti sotterranei. La casa del criptoportico presentava un grande ambiente finestrato, sul quale si aprivano una stanza di soggiorno e quattro ambienti termali coperte da volte originariamente decorate in fine stucco. Il criptoportico, inoltre, reca delle tracce di splendidi affreschi del secondo stile raffiguranti episodi del poema omerico dell’Iliade.
Bibliografia
e Sitografia
L.Colombo,A.Dionisio,N.Onida,G.Savarese,Opera,Architettura e Arti Visive nel Tempo,volume 1,ed.Bompiani;
Ranuccio Bianchi Bandinelli,Roma,l’arte nel centro del potere, dalle origini al II secolo d.C,Rizzoli libri illustrati;
Arte e Storia di Pompei,edizione italiana,Casa Editrice Bonechi